15/01/2013

Sicuro e soddisfatto: la vita del commesso viaggiatore nell?economia del precariato

Oltre un terzo degli addetti alla vendita non cambierebbe lavoro neppure per un impiego fisso e per oltre la metà dai 35 anni in su è una scelta di vita.

Una professione di facile accesso, che garantisce sicurezza, che è frutto di una scelta precisa, che si sta dimostrando anticiclica in anni di crisi e con un alto livello di soddisfazione. È l'istantanea dell'attività di incaricato alla vendita a domicilio "scattata" dall'indagine "Vita di un commesso viaggiatore: una professione stabile nell'economia del precariato" condotta da Univendita fra gli incaricati delle aziende associate. L'indagine, effettuata tramite un questionario compilato on line, ha visto la partecipazione di 750 incaricati alla vendita, rappresentativi per sesso, età e stato civile della composizione della forza vendita delle dieci aziende associate Univendita, che nel 2012 hanno superato i 60mila addetti. Il campione di incaricati vede, infatti, una netta prevalenza della componente femminile (81,3%), la maggioranza di persone coniugate (77%) e una distribuzione anagrafica che colloca gli addetti per il 33,2% nella fascia 45/54 anni, per il 26,3% nella fascia 35/44, per il 17,7% nell'intervallo 25/34 anni e per il 15,1% nell'intervallo 55/64 anni.

Primo aspetto che emerge dall'indagine: quella dell'incaricato alla vendita a domicilio è un'occupazione sicura. Infatti il 42% degli incaricati è in azienda da oltre 6 anni e un ulteriore 13,1% da 3 a 6 anni. Indicativo il trend nelle fasce dei cosiddetti esodati, ossia chi ha perso il lavoro in età matura, ma è ancora lontano dalla pensione: l'alta percentuale di persone fra i 45 e i 54 anni che lavorano per un'azienda di vendite a domicilio da meno di un anno è pari al 17%, fra 1 e 3 anni del 20%; se ci si sposta alla fascia d'età successiva, fra gli addetti alla vendita di età compresa fra i 55 e i 64 anni, quasi il 10% ha un'anzianità aziendale tra 1 e 3 anni. «Questa è la prova che la vendita a domicilio svolge una funzione anticiclica per le dinamiche del mondo del lavoro -commenta il presidente di Univendita Luca Pozzoli- rappresenta, infatti, un'occasione concreta di impiego con il vantaggio di non avere barriere all'ingresso sia per chi in età matura, come gli over 55, ha perso l'occupazione, sia per i giovani, come gli under 35, alla faticosa ricerca di un'occupazione».
A testimoniarlo la percentuale di under 25 (il 24%) che è in azienda da più di un anno e meno di tre, quindi che ha vissuto con ogni probabilità nelle aziende della vendita a domicilio una delle prime esperienze lavorative, e il 33% delle persone nella fascia 25/34, quindi nel momento in cui si matura una professionalità. A riprova del carattere di sicurezza della professione, la tipologia di attività: il 64,7% del campione ha nella vendita a domicilio l'unico lavoro, contro il 35,3% che ne svolge anche un altro; il 59,3% lo svolge part time e il 40,7% a tempo pieno.

A sfatare un luogo comune, che vorrebbe l'addetto alla vendita a domicilio come ultima ratio di chi è alla ricerca di un lavoro, l'alta percentuale, il 57%, di chi ha intrapreso la professione entro un mese dall'ultimo impiego. «E se per il 57% degli incaricati sono passati meno di trenta giorni per cominciare questo lavoro è segno che siamo in presenza di una precisa volontà e di una chiara scelta professionale» -nota Pozzoli.

Ma c'è un altro aspetto da considerare nella professione dei commessi viaggiatori del ventunesimo secolo: il fattore soddisfazione. Dall'indagine emerge un grado di soddisfazione altissimo: il 95% degli incaricati, infatti, spende un giudizio positivo sulla propria attività. Una percentuale ancor più significativa se confrontata con i risultati emersi nel convegno organizzato in dicembre a Roma da Isfol ed Eurofound sulla qualità del lavoro in Europa e Italia. Se, come detto, il 95% del campione addetti Univendita esprime soddisfazione per il proprio impiego, la percentuale scende a meno dell'85% in Europa e a meno dell'80% in Italia.

Tornando all'indagine, e a ulteriore riprova della sicurezza della professione, c'è il fatto che oltre un incaricato su tre non cambierebbe lavoro neppure per un posto fisso da dipendente. «È indicativo che nemmeno un mito come quello del posto fisso, radicato così profondamente nella cultura italiana, convinca a lasciare questa professione -conclude Pozzoli-; soltanto il 26% cambierebbe il proprio lavoro di incaricato alla vendita con uno più "tradizionale", mentre il 35,6% si dice pronto a valutare l'opzione. Se pensiamo che il 52% degli addetti dai 35 anni in su si dice sicuro di svolgere ancora questa professione tra 5 anni è segno che il lavoro di incaricato alla vendita offre prospettive nel medio periodo; il che non è poca cosa in tempi di precariato diffuso».

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